È trascorso qualche giorno dal solstizio d’estate, dal giorno in cui il sole raggiunge il suo punto più alto nell’emisfero settentrionale e la collettività il suo punto più basso, insomma, dall’inizio dell’agognata estate.
E, se da una parte le montagne, ove crescono profumati rododendri, iniziano ad ospitare il bestiame per l’esercizio del pascolo, dall’altra le zone costiere, ornate di sontuosi stabilimenti balneari, accolgono le scorrerie di gentiluomini e nobildonne lì sopraggiunti per l’alpeggio feriale.
L’ingresso trionfale presso l’impianto balneare richiede tuttavia un’ardua preparazione nei mesi addietro.
Mesi di fatiche, di stenti, di rinunce, di sollevamento pesi e di alimentazione specifica per raggiungere l’ambito obiettivo: l’ipertrofia muscolare.
Quindi, dopo aver ingerito durante il letargo invernale inenarrabili quantità di petto di pollo o di tacchino, poco importa, i culturisti, assunti gli ultimi brucia grassi, son pronti per inaugurare la bella stagione.
Ed eccoli al lido.
Il portamento è indolente e ricorda le movenze del flaneur che s’aggira senza meta alla ricerca di improvvise suggestioni o rivelazioni.
La tenuta impone una camicia (collo italiano o francese, va bene comunque), generalmente bianca, sbottonata -si badi non per la spossante calura estiva- in modo tale che la tartaruga addominale e le creste iliache in evidenza possano attrarre gli sguardi di volubili ragazze di vita che, folgorate dal six pack, passano dalla più stupida diffidenza ad una fiducia assoluta.
L’ambiente è molto accogliente e rassicurante e, del resto, il frastuono e il bombardamento musicale in uno all’assunzione d’ogni sorta d’intruglio alcolico impediscono che il rumore del silenzio crei ansiogeni spazi per il dialogo e il pensiero.
Confusione, frastuono e ipertrofia muscolare diventano quindi l’humus d’interazioni seduttive e di sanguigni corteggiamenti non più demodé.
Affollamenti ed interazioni che rimandano a quanto riferito da Erodoto sui poligami e promiscui Nasamoni in Lidia.
E se i Nasamoni avevano l’abitudine di piantare dei bastoni fuori quando si univano con la donna, i tipi da spiaggia hanno, già da tempo, piantato in asso buon gusto e savoir-faire.
Una calca unta e schiamazzante, narcotizzata ed adagiata ad un assoluto presente e senza alcuno sguardo al futuro che non è più in grado di retroagire come motivazione.
Que reste-t-il?
Le mucche al pascolo fra i rododendri e i tipi da spiaggia durante l’alpeggio estivo fra pulsioni e oli abbronzanti.

Di: Damiano Caracciolo

Tipi da spiaggia

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