“Test rapidi per tutti gli operatori sanitari della provincia”

“E’ la “guerra” degli operatori sanitari, medici ma non solo. Non dimentichiamo gli infermieri e tutti coloro che collaborano al buon funzionamento della struttura ospedaliera: da chi trasporta le barelle a chi pulisce le stanze. Quando tornano a casa, si sentono ancora sporchi e le docce non lavano via le paure, spesso servono piuttosto a nascondere le lacrime. In molti hanno figli. E’ il loro pensiero e la loro preoccupazione maggiore. In questa “guerra”, raccontata attraverso i contatti con un mondo che si sente tradito dalle politiche pubbliche, la cronaca della giornata di ieri ci ha lasciato altri due contagiati all’interno del nosocomio dell’Umberto I: un medico e un infermiere del reparto di Oncologia. Vanno ad aggiungersi ai quattro del reparto di Cardiologia e ai tre del Pronto Soccorso. Ma la carenza dei reagenti, le lunghe attese dei referti dei tamponi non lasciano sereni molti altri operatori sanitari, nel timore di essere essi stessi portatori di nuovi contagi”. A scrivere è Michele Mangiafico, ex vice-presidente del Consiglio comunale di Siracusa, che torna sul tema della protezione degli operatori sanitari della provincia aretusea.

“E’ urgente – afferma Mangiafico – uno screening di massa degli operatori sanitari della nostra provincia, così come altre sanità regionali hanno iniziato a fare in altre zone del nostro Paese: Veneto, Toscana, Emilia-Romagna. Il Ministero della Salute, in un aggiornamento delle indicazioni sui test diagnostici, ha indicato undici kit rapidi di tipo “molecolare” e le relative aziende produttrici, con un elenco predisposto dal Comitato tecnico-scientifico. Inoltre, ha affermato, pur mantenendo le riserve sul piano “diagnostico”, che “i test sierologici sono molto importanti nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale”. Segnali, entrambi, nella direzione della comprensione della necessità di andare oltre le vittime già mietute all’interno del sistema sanitario del nostro Paese: 77 medici morti, 25 infermieri. Ma i numeri, mentre ragioniamo, potrebbero non essere aggiornati”.

“Ci suggeriscono – continua Mangiafico – una ulteriore provocazione: l’azienda sanitaria provinciale ha 250 mila euro dalla comunità europea per il progetto i-care, sospeso per l’emergenza Coronavirus. Se è vero che l’Europa vuole esserci vicina, perché non chiedere di destinarli ad altro? All’acquisto dei kit rapidi per monitorare tutti gli operatori sanitari e restituire serenità a loro e ai loro familiari? Al netto delle provocazioni, è necessario investire risorse in questa direzione, come ha anche sottolineato il presidente dell’ordine provinciale degli infermieri, Sebastiano Zappulla. E, in molti, sono pronti anche ad una raccolta per comprarli privatamente e assistere la nostra sanità”.

Sebastiano Zappulla, in un lungo post pubblicato ieri sul suo profilo facebook ha espresso lo stato di preoccupazione che vive la categoria e che si sintetizza in una frase breve ma chiara in relazione alle proccupazioni che accompagnano gli operatori sanitari in questo momento: “non vogliamo abbandonare le corsie ma vogliamo tornare a casa “.

“Test rapidi per tutti gli operatori sanitari della provincia”

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