Il Protocollo di “preparazione al parto” elaborato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) prevede che alle gestanti venga offerta l’opportunità di frequentare dei corsi di preparazione per affrontare il parto nelle condizioni fisiche e di spirito più adatte affinché il partorire possa svolgersi nella maniera più naturale e spontanea possibile.
La precauzione mira certamente a migliorare la condizione della donna nella circostanza di un evento delicato ed importante, ma anche a diminuire l’incidenza dei tagli cesarei che comportano una spesa gravosa che è bene ridurre.
Alla luce delle indicazioni dell’OMS tutte le strutture sanitarie approntano equipe di specialisti (ginecologi, ostetriche, psicologi) per svolgere corsi con questa finalità, e le gestanti invitate a parteciparvi lo fanno.
Purtroppo questi corsi per la maggior parte riescono ad essere informativi e non formativi che è cosa assai differente. L’informazione raggiunge la dimensione cognitiva e non è scontato che si trasformi in interiorizzazione, cioè in informazione fatta propria dal soggetto, sia perché spesso l’informazione non raggiunge l’emozione, ma soprattutto esclude il coinvolgimento corporeo nel suo insieme che, se raggiunto tramite l’esperienza emozionata trattiene la memoria e può utilizzarla al bisogno.
Quando il corpo viene coinvolto, cioè chiamato a fare esperienza, messo in gioco, l’informazione diventa cognizione, diventa conoscenza capace di venire interiorizzata come deposito di memoria spendibile, costituendo un bagaglio attivo e potente.

Partendo da questo presupposto, l’ostetrica Teresa Cavallo, che ha espletato l’intera carriera professionale all’interno del sistema sanitario, ha messo a punto una tecnica che fa perno sull’alleanza fra la figura dell’ostetrica e della partoriente, alleanza che attraversa l’intera gestazione fino al parto, ponendosi l’obiettivo di dare alle gestanti, durante la fase di preparazione al parto, ciò che la cosiddetta civiltà ha tolto loro, per metterle nella condizione di utilizzare tutte le risorse potenziali di cui la natura le ha dotate, risorse che la vita moderna attuale depotenzia.
Il lavoro di “preparazione al parto”che Teresa compie, tecnica che ha cercato di introdurre anche all’interno del sistema sanitario, ricavandone solamente pacche sulle spalle perché nessuno è sufficientemente motivato ad assumere impegni gravosi e responsabilità, non si limita alla informazione, va oltre, va a mettere nelle mani delle donne ciò che realmente serve loro per vivere da protagoniste il loro mettere al mondo la creatura che hanno accolto in grembo, e si snoda su quattro crinali:
il primo, di natura culturale, consiste nel decostruire la cultura che classifica le gestanti, e conseguentemente le tratta, come cavità da svuotare. Lei stigmatizza e corregge, svela la manipolazione maschilista che le tratta da “oggetto”per affermare un potere; lei rettifica assegnando il potere a loro, alle madri, sottolinea la sostanza e la rilevanza dell’evento riproduttivo; le consapevolizza sulla grandiosità e sacralità della riproduzione della vita, dice loro che hanno il diritto di compiere questo momento da soggetti, nella loro interezza di anima e corpo, di emozioni e sentimenti, di dono amorevole. Con logica semplicità le innalza, collocandole nella sfera dovuta, quella della dea madre, lo fa sottolineando la virtù naturale grandiosa chiamata “amore” che le guida.

Il secondo, il potenziamento psicologico, consiste nel renderle consapevoli di loro stesse, della loro forza e dei loro punti di debolezza, le sprona a conoscersi, a dirsi, ad affrontarsi e consapevolizzarsi in modo da arrivare al traguardo del parto “bonificate”, libere da pregiudizi, da falsi miti, da blocchi emotivi, da complessi ingessanti, da traumi diventati blocchi del corpo. Svolge con ciascuna un lavoro individualizzato, partendo dalle resistenze che il loro corpo svela, lavora per arrivare alla psiche che trattiene grumi di non elaborato che non consente loro di lasciarsi andare, grumi che fanno resistenza quando non si riesce a dare parole al dolore che soggiace. Lei con grazia e delicatezza, guidata dal suo speciale intuito che la fa vedere con quattro occhi e udire con altrettanti orecchi, guida ciascuna allo scioglimento del nodo, manipola con amore le parti contratte, dà fiducia, incoraggia, invita a lasciarsi andare, prosegue a tappe fino a quando raggiunge il traguardo, spesso non usa parole, ma carezze e sguardi, ora amorevoli ed incoraggianti, ora di fierezza per il cammino che con umiltà compiono!
Il terzo, consiste in una pratica di potenziamento del corpo, una pratica di ripristino delle potenzialità innate. E’ un lavoro di prevenzione del rischio tramite il ripristino della potenzialità naturale della fisiologia del corpo consegnato alla sua integrità. E’un lavoro che compie mettendo in campo tutta l’esperienza maturata negli anni e la conoscenza del corpo e dell’anima della donna. E’ un lavoro per potenziare quei muscoli che al momento dell’espulsione della creatura devono fare da fulcro della leva. E’ un lavoro che compie con sapienza e coscienza, infatti quando riscontra posizionamenti di parti ossee che fungerebbero da ostacolo lei richiede l’intervento dell’osteopata, insomma le aiuta e si aiuta per raggiungere quella forma di equilibrio psicofisico che l’evento del parto richiede per poter avvenire fisiologicamente.
Il quarto, “visualizzazione immaginativa” è l’aspetto che rende l’opera di Teresa unica, speciale e insostituibile. Teresa col garbo e la grazia che sa mettere in atto durante gli incontri, induce ciascuna gestante a mettersi, in termini di immaginazione, a posto della creatura che deve fare il percorso per venire alla luce. Questa pratica ha del prodigioso perché rende la partoriente consapevole e protagonista nell’aiutare la sua creatura a venire rapidamente alla luce. E’ un’arma potentissima, una sorta di cannone carico con pallottole di amore che la madre può attivare nel momento in cui la sua creatura, lasciato l’ambiente del pieno benessere si trova a percorrere quel buio tunnel dove non può dimorare perché deve trovare presto le condizioni per potere respirare, un percorso in cui ha bisogno di essere aiutata, e lei, se consapevole, spinta dall’amore che ha saputo donargli già da nove mesi, saprà farlo!
Teresa sa che al momento del parto la donna si trova a dovere affrontare moti stimoli estranei al parto, ma che sul processo di dilatazione/espulsione finiscono per incidere e quasi sempre a contrapporsi: primo fra tutti il contatto con il luogo estraneo(visto che si partorisce fuori casa), con persone sconosciute e col conseguente disagio, col doversi adattare ad essere sottoposta a pratiche(visita ostetrica, tracciato per accertare l’eventuale sofferenza fetale) e ad altre pratiche previste dal protocollo assistenziale.

Questa molteplicità di fattori concomitanti distraggono dal cognitivo perché bisogna metabolizzare gli stimoli esterni che non lavorano in favore di ciò che il corpo femminile ha in dote per potere affrontare, in maniera naturale, il mettere al mondo la creatura che porta in grembo.
Con ciò non si sta affermando che i corsi informativi di preparazione al parto organizzate dalle strutture sanitarie non servono, certamente assolvono al ruolo di conforto durante la gestazione, fanno da contraltare al sorgere di ansie perché danno il messaggio che si sta facendo il dovuto, ma il tutto si ferma lì, poiché durante il processo di preparazione non viene affrontata ed esplorata la dimensione psicologica individuale della singola gestante, né viene raggiunta la dimensione corporale, cioè quel complesso muscolare e posturale che affronterà e svolgerà il partorire, e che non sempre riuscirà a sfruttare le potenzialità fornite dalla natura.
Del resto un sistema di azione di preparazione al parto generalizzato, come da definizione, resta nel generale, non può riuscire ad entrare nel particolare individuale, cioè non arriva dove ogni individuo, unico nella sua singolarità sta, peccato che la messa al mondo di un essere si esplica proprio in questa dimensione, cioè nell’unicità e nella specificità individuale.
Quindi se si vuole raggiungere l’obiettivo del parto naturale, se si vuole confinare nella pratica chirurgico-ostetrica solo la patologia, come sarebbe giusto ed anche economico, la partoriente va aiutata tramite un processo individualizzato che possa condurla ad essere consapevole, non solo a livello cognitivo, ma anche somatico, dei suoi punti di forza, di fragilità, fisici e psichici, che se non consapevolizzati e opportunamente trattati la renderanno incapace di utilizzare il patrimonio potenziale di cui la natura l’ha dotata.

Carmela Giannì

PREPARAZIONE AL PARTO

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