Il Sindaco di Modica, Ignazio Abbate, ha scritto questa mattina al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Governatore della Sicilia, Nello Musumeci, per portare alla loro conoscenza la drammatica realtà degli ospedali iblei ed in particolar modo del Maggiore di Modica, individuato a suo tempo come Covid – Hospital. Quello che lamenta il Primo Cittadino modicano è l’assoluta mancanza di presidi medici a disposizione del personale medico e paramedico per affrontare quella che è una vera e propria guerra. Mascherine più che razionalizzate o addirittura costruite artigianalmente, guanti, camici, tute, insomma tutto ciò che costituirebbe in un Paese civile il minimo equipaggiamento necessario in una circostanza simile, a Modica e negli altri ospedali vicini diventa un lusso, quando non un miraggio. “ I nostri addetti alla sanità – commenta il Sindaco – lavorano a mani nude, in un territorio che non si conosce, contro un esercito invisibile. Da settimane i medici e gli infermieri sono buttati in prima linea, con poche armi spuntate, a fronteggiare una malattia che possono solo sperare di evitare. Ogni giorno vanno al lavoro rischiando la vitae consapevoli di ciò. Quello che tiene ancora in piedi la nostra sanità è il loro senza del dovere, la loro umanità. Nonostante tutte le carenze ed i pericoli se arriva una chiamata loro vanno lo stesso. Senza protezioni, senza maschera, vanno al macello. Come possiamo vincere una guerra se mandiamo i nostri soldati al fronte senza armi? Comprendo il periodo di forte stress che i Governi Nazionale e Regionale stanno vivendo ma anche noi sindaci siamo in prima linea, siamo l’anello di congiunzione tra il cittadino e le istituzioni. Tra le tante nostre preoccupazioni c’è anche quella prioritaria della salute dei nostri cittadini. Per tale motivo ci sentiamo davvero impotenti quando ci troviamo di fronte a queste situazioni, quando bisognerebbe proteggere chi lavora per proteggere tutti noi. Mi appello a tutte le istituzioni affinchè possano trovare una soluzione valida inviando gli aiuti che sono necessari nella prosecuzione di questa guerra”.

Ospedali combattono battaglie senza “armi”

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