“My Man” e quella rara somiglianza col Marchese del Grillo: “Io so io e voi …”

“My Man” è arrivato terzo al termine dei mille e quattrocento metri della sesta corsa che ha avuto luogo sabato pomeriggio – 7 marzo – all’Ippodromo del Mediterraneo, valida per il premio “Samedi Soir”, con quindici partecipanti. Fin qui, nulla di strano. Un cavallo di evidente potenza muscolare, accompagnato da tante vittorie nel suo palmares, appartenente ad una prestigiosa scuderia, si “piazza” – come si suol dire in gergo tecnico – sul gradino più basso del podio. La singolarità della storia è che “My Man”, da qualche tempo esemplare di rara alterigia, non è partito insieme a tutti gli altri partecipanti, ma ha atteso ben cinque secondi dopo il via, un’eternità, per iniziare la sua corsa, rincorrendo prima tanti isolati metri di sabbia e, poi, uno dopo l’altro, gli altri protagonisti della gara, come in una corsa ad handicap, fino a piazzarsi terzo e, se la corsa fosse durata ancora qualche decina di metri, chissà che non avrebbe costretto chi scrive a parlare di “impresa” agonistica. Eppure, l’impresa l’ha già fatta: l’8 febbraio “My Man” è partito di nuovo qualche secondo dopo il via e, ad uno ad uno, ha recuperato tutti gli altri nove partecipanti terminando in testa!

Da qualche tempo a questa parte, “My Man”, un bellissimo maschio baio di sei anni, acquistato nel 2016 per nove mila sterline da Mark Cuschieri alle Tattersalls Ireland September Yearling Sale, dopo una serie di nette affermazioni, ha deciso che lui – le corse – le inizia “dopo”. La curiosità mi ha portato a sapere che nel centro di allenamento privato di contrada Spinagallo, alle spalle dell’Ippodromo, “My Man” parte regolarmente con tutti gli altri compagni di scuderia. Quindi, si tratta di una decisione che il cavallo ha assunto solo per le corse. Meriterebbe forse un intero racconto romanzare nella testa di questo possente atleta quali motivazioni lo portano a cimentarsi in queste affascinanti rincorse. Chissà se un giorno lo scriver, ma intanto di un dubbio vi voglio parlare. Sarà forse la volontà di rammentare a noi tutti qualche discendenza nobiliare?

Alla mente viene – infatti – una delle scene più cult della cinematografia italiana, quella di Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo, quando il capo della polizia rimprovera il suo collaboratore di avere preso il Marchese del Grillo insieme a tutti gli altri plebei. Il Marchese viene subito rilasciato e si avvia verso la carrozza, ma, prima di salire sopra, si rivolge ai popolani, riprendendo il sonetto di Gioacchino Belli: “Mi dispiace, ma io so io e voi non siete un cazzo!”. Suonerà più o meno così o forse no ciò che passa per la testa a “My Man”, a me suscita una grande simpatia, al punto da avergli fatto visita in scuderia. Mi ha colpito la fisicità delle nervature dei suoi muscoli, lo sguardo fiero e intenso di chi mi ha guardato come il pianista sull’Oceano: “Non sei mai fregato veramente finché hai una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”. Ed eccola qui.

“My Man” e quella rara somiglianza col Marchese del Grillo: “Io so io e voi …”

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