Al mattino, dopo la doccia, il nonno trovava la biancheria intima e gli abiti predisposti dalla moglie con cura -direi con amore- sul letto.
Al rientro dal lavoro, per pranzo, trovava la pasta, ancora calda su una tavola ben apparecchiata -direi con amore- dalla moglie.
La sera, dopo la sfibrante giornata di lavoro -per entrambi s’intende- i due dialogavano molto, con amore. E del resto, se avessero poco o tanto da dirsi, poco importava. La pietanza serale era la parola.
Il matrimonio rispecchiava gli usi e i costumi di una società in cui la famiglia era la cellula fondamentale. Il rapporto di coniugio aveva carattere di stabilità e presupponeva l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi.
Oggi, quella giornata da nonni, parrebbe un rito stantio, un’insensata rassegna di usi appartenenti ad un lontano passato.
Un passato che quasi si rinnega e, d’altro canto, le sparute resistenze arcaicizzanti son state immolate sull’altare della modernità, dell’emancipazione (nel senso deteriore del termine).
Lo stesso conflitto tra resistenze arcaicizzanti e tensioni modernizzanti pare oggi irragionevole: nessuna tensione. V’è -rectius- dev’esserci un solo modo di vivere.
Quale?
La società ha assunto come cellula fondamentale non la famiglia, ma l’oggetto; non rapporti cementificati da sentimento e sacrificio, ma cose da sostituire continuamente.
L’uomo è ciò che possiede, ciò che consuma. È esso stesso cosa.
Tutto è inconsistente e, le cose -sì come i rapporti umani- una volta consumate e quindi inutilizzabili, han bisogno di esser sostituite.
Il principio della distruzione governa una societas sceleris ove tutto è pensato in funzione della fine, della scadenza.
Al primo problema, al primo segno di cedimento sostituisco cellulare e moglie.
D’altra parte, cosa cambia?
Nulla, l’importante è cambiare.
La novità, sul piano consumistico ed affettivo, governa un tipo d’uomo che ha assunto a modello la merce e che non è più in grado di dare stabilità alle relazioni umane.
“Una società atomistica, individualista, egoista” che non può non sfaldarsi come neve al sole. Come un cellulare. Come un rapporto umano!
DAMIANO CARACCIOLO

L’UOMO E/È LA COSA

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