L’emergenza richiede più centri di analisi e più tecniche di diagnosi, in Sicilia risorse da sfruttare |

“Nell’intervento all’Assemblea Regionale di martedì, il Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, a proposito dell’allargamento dell’infrastruttura regionale chiamata a refertare i tamponi, ha detto: “La Regione è pronta ad aumentarne ancora il numero (dei laboratori) laddove nella rete del privato si determinassero ulteriori disponibilità”. Parto da quest’ultima affermazione per fare un passo indietro e motivare le ragioni che supportano non solo una riapertura del bando di accreditamento ma anche una revisione dei requisiti per l’accreditamento stesso”. Esordisce con queste parole Michele Mangiafico per spiegare che la Sicilia ha ancora risorse infrastrutturali non utilizzate in piena emergenza.

“L’avviso numero 248 con cui l’Assessorato regionale alla Sanità lo scorso 23 marzo ha chiesto ai laboratori di analisi esistenti sul territorio di aderire ad una manifestazione di interesse per allargare la platea delle infrastrutture in campo funzionali alla diagnosi dei positivi da Covid-19 – afferma Michele Mangiafico, ex vicepresidente del Consiglio comunale di Siracusa – è stato troppo restrittivo. In particolare, non è condiviso l’avere limitato la manifestazione a chi comunicasse “operatività in ventiquattr’ore” (punto 9 dei criteri selettivi) e avesse già test prontamente eseguibili, in base a materiali e reagenti già in dotazione (punto 11 dei criteri selettivi). La logica avrebbe portato a pensare che nessuno avesse prontamente già il materiale, essendo stati questi esami fino ad allora inibiti alle strutture accreditate (mi chiedo come ne fossero provvisti coloro che sono stati in grado di rispondere a questi criteri selettivi in maniera affermativa). A ciò si aggiunga che la Regione ha chiesto tipologie di accreditamento e tipologie di specializzazione non coerenti con la stessa emergenza e con la stessa flessibilità con cui ha selezionato i nuovi medici negli ospedali”.

“Non è un caso – continua Michele Mangiafico – che il laboratorio di analisi dell’ospedale Umberto I di Siracusa non sia ancora oggi nella condizione di essere operativo. Non volendo, tuttavia, prestare il fianco alla polemica, che in questo momento non giova alla risoluzione dei problemi, il dato di fatto è che, a quaranta giorni dal primo caso in Sicilia, nell’intera provincia di Siracusa c’è un solo laboratorio di analisi che referta i tamponi, quello individuato all’articolo 1 del successivo Decreto numero 266 dell’Assessorato regionale alla Sanità: il laboratorio Campisi “Medilab” di Avola. Un esito sconfortante, dal punto di vista della dotazione infrastrutturale, per una provincia come la nostra che voglia affrontare questa guerra al meglio delle armi che può schierare. Non si comprende, davvero, perché la domanda di diagnosi della nostra popolazione sia lasciata su un collo di bottiglia così stretto rispetto all’offerta potenziale che il territorio avrebbe potuto e potrebbe ancora esprimere con criteri selettivi che non sfidino la logica”.

“La Regione Siciliana ha ristretto a troppi pochi centri l’effettiva capacità attuativa dell’unica tecnologia al momento autorizzata dall’Istituto Superiore di Sanità. Mentre i casi, di giorno in giorno, continuano a crescere e l’emergenza sanitaria è inevitabilmente divenuta anche emergenza economica, ritengo opportuno un ulteriore avviso – conclude Michele Mangiafico – con criteri che rispondano all’emergenza in atto, per allargare la platea delle infrastrutture con cui rispondere alla domanda di diagnosi della nostra terra”.

L’emergenza richiede più centri di analisi e più tecniche di diagnosi, in Sicilia risorse da sfruttare |

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