La Sicilia piange Sebastiano Tusa
La Sicilia piange per la tragica scomparsa nei cieli d’Africa di Sebastiano Tusa, a
bordo del Boeing 737 Max precipitato il 10 marzo. Era diretto in Kenia per
un progetto dell’Unesco di archeologia marina.
Non c’è città, paese, museo, associazione o manifestazione culturale che non gli sia
debitore come archeologo, sovrintendente del mare o assessore regionale ai beni
culturali e dell’identità siciliana.
Appena il 7 marzo, aveva firmato il decreto istiturìtivo del Parco archeologico di
Leontinoi, tra Augusta, Carlentini e Lentini. Tusa si era prodigato, infatti, per
l’istituzione dei parchi archeologici previsti dalla legge regionale n. 20/2000: oltre a
quello di Leontinoi, il Parco di Catania, di Lilibeo-Marsala, delle isole Eolie, di
Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Camarina, di Cava D’Ispica, della Valle
dell’Aci, di Morgantina, di Eloro-Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari.
E dopo sarebbe stata la volta del Parco archeologico di Pantelleria e di Scicli, con i
siti di Chiafura, San Matteo, del convento della Croce e del Castello dei Tre cantoni.
La comunità scientifica gli deve molto. Oltre alle numerose pubblicazioni, sul campo
aveva dato impulso all’archeologia subacquea. Il GIAS (Gruppo Intervento
Archeologia Subacquea) e lo SCRAS (Servizio di Coordinamento Ricerca
archeologia Sottomarina) sono sue creature, così come la Soprintendenza del Mare.
Molti i ritrovamenti che lo hanno visto in prima linea, come quelli del mare di Gela,
tre relitti di navi greche di varie epoche, numerosi reperti e alcuni lingotti di oricalco
(una lega di rame e zinco) di inestimabile valore. E i cinque cannoni in ferro, armi e
parte del relitto di una nave rinvenuta al largo di Avola, in località “Gallina”.
Nel 2016 inaugurava a Noto il Museo del Mare di Calabernardo, dove oggi
è possibile ammirare alcuni dei ritrovamenti di archeologia subacquea recuperati
lungo le coste sud-orientali dell’isola. E pochi mesi fa realizzava, finalmente, il
ricongiungimento del torso del kouros di Lentini con la Testa Biscari, parti di
un’unica statua di età greca rinvenute a Lentini ed esposte separatamente al museo
Paolo Orsi di Siracusa e al Castello Ursino di Catania.
Tante le manifestazioni che lo videro partecipe, fra cui il premio internazionale
Trofeo del Mare di Pozzallo, di cui nel 2018 fu presidente.
Si strappa le vesti, la Sicilia.
Vincenzogiuseppe Perricone

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