Intervista con Eugenio Migliore.
Campione mondiale e maestro di fioretto.
Lei è classe 1974, all’epoca, quando c’era il pallino del pallone, veniva visto un po’ strano.
Cosa l’ha portata a scegliere questa disciplina?
Mi sono interessato alla scherma quasi per caso. Avevano appena aperto un corso di scherma a
Modica, vicino casa mia, Distribuirono un volantino dove si parlava di una prima prima lezione
gratuita. Andai nella palestra della scuola dove tenevano il corso. Di lì in poi non mi sono più fermato.
Ricordiamo che la scherma è uno sport molto italiano. Ancora si discute su quale trattato di
scherma, uno italiano, uno francese sia più antico, negli ultimi anni dal fioretto, alla spada,
alla sciabola. Abbiamo visto i nostri schermisti primeggiare.
La tradizione schermistica italiana non si discute, come non si mette in discussione quella di Paesi
come la Francia e i Paesi ex sovietici. Anche se ormai la scherma è veramente internazionale. Ogni
continente ha un campione che riesce a primeggiare.
Gli americani hanno colmato un gap incolmabile fino a vent’anni fa, anche gli asiatici.
A Londra c’è stata la prima medaglia per un atleta africano.
La fortuna dell’Italia è che riesca a resistere e a vincere in tutte le categorie, come ha detto prima
lei.
Per quanto riguarda la scherma siciliana, basti pensare al suo allievo Giorgio Avola, nonché a
Garozzo. Hanno rappresentato al meglio la scherma italiana.
Sì, la scherma siciliana ha una grande tradizione che va addietro negli anni. Nelle ultime
olimpiadi di Rio de Janeiro metà della nazionale era formata da siciliani. Oltre Daniele Garozzo e Giorgio Avola c’erano pure Rossella Fiamingo, Enrico Garozzo e Paolo Pitto.
Le società siciliane stanno vivendo un periodo particolarmente felice. Mi piace pensare che sia frutto degli eventi che hanno visto la Sicilia protagonista. Si è cominciato nel 2003 con i campionati
‘cadetti e giovani’ a Trapani che si sono ripetuti nel 2008 ad Acireale. Nonché i campionati
mondiali a Catania e tanti altri. Sono stati una spinta non indifferente.
Lei ha detto che per lei la scherma è stato un caso, poi negli anni ha costruito la sua carriera. Quando ha capito che il suo allievo Giorgio Avola sarebbe potuto diventare ciò che è adesso?
Giorgio Avola ha iniziato per volere dei suoi genitori, già da piccolissimo ha iniziato ad avere
importanti risultati. A dieci anni fece la finale del campionato giovanile italiano, a undici li vinse.
Il passaggio all’U-17 non fu facilissimo, con la categoria U-20, con la medaglia d’oro a squadre nei
mondiali a Belfast nel 2009 gli consentì l’ingresso nel gruppo sportivo militare, che fu la chiave di
volta. Credo che se la passione lo ha coinvolto fin da piccolo, si sia reso conto delle sue capacità sia
stato intorno ai 18-19 anni, con l’ingresso nel gruppo dell’aeronautica prima, e nella Fiamme Gialle
poi. Ricordiamo pure che Avola ha ottenuto una borsa di studio alla Luiss per meriti sportivi.
Sì la Luiss ha aperto questo borse di studio come già fanno le università americane, i suoi studi di
economia andavano un po’ a rilento. Ha colto al volo quest’opportunità, ovvero conciliare
l’università allo sport. Lui è molto soddisfatto e contento di seguire per bene un piano di studi.
Spesso la scuola può porre degli ostacoli a chi pratica lo sport. Questo è un esempio virtuoso. D’altro canto le università e le scuole in generale ottengono prestigio grazie agli atleti che studiano lì.
Torniamo un’attimo a lei ed alla Conad scherma Modica, che ha l’onore di ospitare degli atleti
paralimpici. Riguardo ciò quali sono i processi che si sono fatti negli ultimi anni? Qual è la
prospettiva?
La chiave di volte è stata 4-5 anni fa quando la Federazione Italiana Scherma ha inglobato tutte le
attività sportive paralimpiche riguardanti la scherma. Spiego meglio. Inizialmente il Comitato
Italiano Paralimpico gestiva tutti gli sport che riguardassero il paralimpico. Chi praticava scherma
paralimpica non aveva come riferimento le società locali ma il CIP. La FIS è stata la prima ad avocare a sé la gestione della scherma paralimpica. Credo che l’empio di perfetta integrazione ai
Campionati Italiani assoluti, dove si giocano in contemporanea entrambe. Sembra una banalità ma
non lo era anni fa.
Da Modica è partita l’intuizione per la scherma per non vedenti. A gennaio si è organizzata una prima manifestazione internazionale di scherma per non vedenti, con un regolamento unico che ha
visto presenti la Francia, la Spagna ed il Portogallo.
Dopo questo passo assolutamente innovativo è intervenuto uno sponsor privato che ci ha dotato
delle pedane adatte per la scherma in carrozzina, e tutt’ora la ‘sala scherma’ vive un’integrazione tra
ragazzi che si allenano nella pedana tradizionale, e tra un salto e l’altro si mettono nella carrozzina
per fare pratica con i ragazzi che stanno nella pedana apposita.
Per esempio ricordiamo la Siracusana Trigilia, che era in squadra con Bebe Vio che poi vinse
l’individuale di fioretto. Sono risultati incoraggianti per questo mondo?
Direi di sì, il mondo della scherma paralimpica ha testimonial d’eccezione come Bebe Vio, un
personaggio fantastico. Credo che aiuterà la partecipazione a questo sport tra le persone che hanno
dei problemi di carattere fisico.
Tra l’altro, visto che i campionati mondiali assoluti si svolgeranno a Palermo, e come dicevo prima,
si svolgeranno in contemporanea sia olimpici che paralimpici servano da spot promozionale per
tutto il mondo siciliano.
Già si respira l’aria delle Olimpiadi del 2020. Manca poco più di una anno e sono tanti gli atleti che si preparano a questo appuntamento importante. Come si sta preparando la
Conad Scherma Modica?
L’aria olimpica si sta respirando già da due settimane con la Coppa del mondo di San Pietroburgo,
che ha dato inizio alla lunga fase di qualificazione per questo importante evento.
La Scherma Modica si sta stringendo attorno al suo atleta di punta Giorgio Avola, attraverso una
serie di importanti eventi decideranno gli atleti che rappresenteranno l’Italia alle olimpiadi di Tokyo
nel 2020. Chiaramente c’è grande attesa ed aspettativa. l’Italia è un’eccellenza mondiale e prima
della concorrenza internazionale c’è da battere la competizione interna. Da parte di Giorgio c’è grande riscatto. Per poco mancò la medaglia a Rio. C’è molto determinazione anzitutto per
qualificarsi, ma soprattutto per ottenere ciò che si merita.
Vincenzogiuseppe Perricone

Intervista con Eugenio Migliore. Campione mondiale e maestro di fioretto.

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