Una grande esperienza artistica nonostante la giovanissima età, Mariaelena Pellegrino, sedici anni, sciclitana, la passione per la danza e la presenza scenica sul palco, oltre alla straordinaria bravura e alla versatilità, ne fanno un’artista a 360 gradi.
Recentemente hai preso parte come danzatrice allo spettacolo Inferno di Dante allestito nelle latomie di Ragusa, drammaturgia e regia di Giovanni Anfuso. Una esperienza da ripetere?
Assolutamente sì data anche la serietà dell’organizzazione. È stata una bellissima esperienza non solo dal punto di vista professionale ma anche per il rapporto che si è instaurato tra tutto il cast. Inizialmente poteva sembrare un esperienza pesante ed impegnativa ma alla fine, tirando le conclusioni, lo avrei rifatto altre mille volte.
Qualche mese fa hai avuto una importante affermazione nell’ambito della manifestazione Coppa Italia tenutasi a Roma presso Cinecittà World e trasmessa su Canale Italia 161. Due le tue esibizioni, una nella categoria danza16/18, dove sei arrivata 3^, e l’altra nella categoria performer completo (danza e recitazione), dove ti sei piazzata al 2° posto. Ce ne vuoi parlare?
Non ero a conoscenza di questa competizione nata appena due anni fa, ma durante Danza in Fiera 2018, mi è stato proposto di partecipare ricevendo l’accesso diretto alle nazionali. Non posso assolutamente parlare di quel che significa affrontare i vari step prima delle nazionali, ma sentendo i racconti degli altri partecipanti mi rendevo conto che prima di arrivare alla finale avevano lavorato duro e a lungo. Cinecittà World è sicuramente il luogo più adatto per una manifestazione del genere, quando non ci esibivamo eravamo alla continua scoperta di tutto ciò che ha fatto la storia del cinema italiano e internazionale; sono stati 6 giorni di pura emozione, noi facevamo parte di una grande macchina fatta di cameraman, giudici, presentatori e truccatori che stavano lì a lavorare per noi. Credo che l’emozione più grande sia stata esibirmi su quell’enorme palco del teatro 1 da dove a malapena riuscivamo a scorgere la platea, nel momento in cui si spegnevano le luci e partiva la musica però, mi rendevo conto che in quel momento non avrei assolutamente voluto fare altro. Oltre alle medaglie ho portato a casa il valore dell’amicizia, un amicizia sana, competitiva ma sicuramente importante.
La danza nel sangue, figlia d’arte, tua madre è Sonia Occhipinti, presidente di Atelier della Danza, quando hai cominciato a muovere i primi passi di danza?
Credo che fin dal principio io danzavo, testimone ne è il fatto che quando ancora non ero nata mamma racconta che mi sentiva scalciare non appena c’era della musica. Quando ho avuto l’età minima, sebbene prematura, per cominciare, 2 anni e mezzo, non ho mai più smesso. Da piccoli tante cose non si comprendono, sembra tutto un gioco, e col senno di poi forse è anche giusto che sia così, perché vivi il grande sacrificio e l’impegno che la danza richiede nella spensieratezza dell’età, adesso però è diverso, è diverso quello che il mio cuore urla mentre danzo, se prima ballare era il mio gioco preferito, adesso non credo di poterne proprio farne a meno, perché è l’unica cosa che mi da la forza di andare avanti giorno dopo giorno. In fin dei conti, citando Shakespeare, “C’era una volta una stella che danzava e sotto quella sono nata io”.
Frequenti il liceo classico. Come riesci a conciliare scuola e danza?
Bella domanda! É pesante, sicuramente molto pesante e impegnativo, non nego di sentirmi in crisi molte volte e, per mancanza di tempo materiale, di studiare la notte.
Ringrazio, però, i miei genitori perché sin da piccola mi hanno messo in testa che volere è potere, ho scelto il liceo classico consapevole dell’impegno che avrebbe richiesto ma anche della completezza e della ricompensa che alla fine del percorso scolastico riceverò.
La danza, così come la recitazione sono le cose più importanti che possiedo e pur di coltivarle sono disposta a tutto, tanto poi ci si riposa in estate.
Danza classica o moderna, quale ti è più congeniale?
Assolutamente la Danza Moderna! La danza classica oggi richiede determinati canoni fisici che non possiedo o che possiedo in parte, sono però anche io a guardare molto ciò che una determinata arte trasmette, la danza rispecchia sicuramente il carattere di chiunque la pratica ed essendo io molto vivace e grintosa, mi trovo meglio nel moderno.
Credo anche che la bravura di un ballerino stia proprio nel riuscire a trasmettere agli altri ciò che si ha dentro e grazie alla danza moderna voglio e continuo a raccontarmi attraverso questa disciplina.
Progetti per il futuro?
Sicuramente continuare gli studi, proprio per via dell’indirizzo scolastico che frequento sono consapevole del fatto che dovrò continuare, per adesso cerco e cercherò di salire su tutti i treni che mi passano e mi passeranno davanti, ho delle idee per il futuro che di certo col tempo diventeranno sempre più chiare, ciò che è sicuro è che continuerò nel campo artistico, che sia la danza, la recitazione o entrambe questo è ancora da vedere, intanto mi sento in dovere di sognare e continuare a sognare, perché senza sogni si è vuoti.
A 16 anni è importante vivere e affrontare tutte le tappe dell’adolescenza, pensi che la danza ti abbia tolto tempo?
Sicuramente non sono una normale adolescente di 16 anni visto che a volte rinuncio a diversi momenti che fanno parte dell’età, ho però degli amici splendidi che ormai da 5 anni mi hanno presa sotto la loro ala senza mai abbandonarmi, grazie a loro credo non mi manchi e non mi sia mai mancato nulla, alla mia età sono sicura di aver fatto molte delle esperienze che l’adolescenza comprende e un grazie davvero gigante lo devo sicuramente a loro, penso anche che molte delle esibizioni meglio riuscite sono quelle in cui, in qualche modo pensavo a loro e se non erano fisicamente con me, c’erano comunque.
Fra pochi giorni ci sarà lo spettacolo di fine anno dell’Atelier della danza. In cosa ti vedremo impegnata?
Come ogni anno lo spettacolo finale è per me una frenetica maratona poiché sono sempre, o quasi sempre, in scena, quest’anno in particolare ho l’opportunità di tornare bambina attraverso il musical di Peter Pan in cui sarò Capitan Uncino. Avrò anche l’opportunità di esprimere un qualcosa che lega me, mio padre e la musica che ha accompagnato la sua adolescenza, visto che renderemo omaggio ai Queen e all’indimenticabile Freddie Mercury, e per finire mi sento onorata, ma anche con tanta responsabilità addosso poiché al centro dello spettacolo vi racconteremo una storia di mafia, una storia vera che speriamo possa farvi riflettere, mi vedrete infatti protagonista nel ruolo di Peppino Impasto e i suoi 100 passi verso la legalità.
Vincenzogiuseppe Perricone

INTERVISTA A MARIAELENA PELLEGRINO

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