Doriana Pagani, quando l’arte è presagio

Nei momenti difficili, l’arte nutre più del cibo. Nel personale diario di bordo dell’ottavo giorno dall’isolamento del nostro Paese, annoto la riduzione delle ricette sui social. Il silenzio aiuta a fare l’amore con se stessi. Il “viatico” di questa riconciliazione sono i libri riposti sul comodino, l’ascolto della musica, un buon film, lo sguardo rivolto all’espressione artistica. Mi è tornata in mente Doriana Pagani – un’altra artista, dopo Laura Saccomanno – che si è cimentata sul motivo della “caduta”. Ci sarà una rigenerazione dopo la drammatica crisi di questi giorni, ma i semi che produrranno frutto attecchiscono nel terreno quando ancora appaiono oscuri alla vista. Non c’è ragione per rialzarsi che non trovi le sue stesse radici nella “caduta” che l’ha preceduta. E Doriana da una decina di anni immortala il suo corpo ai piedi di grandi monumenti del genere umano come al termine di una lotta impari contro qualcosa che è più grande di noi. Le sue immagini, oggi che porzioni del nostro Paese evocano l’antologia di Spoon River, sembrano antesignane come spesso l’arte è capace di essere. Ho avuto la fortuna di conoscere e ho imparato ad apprezzare Doriana negli ultimi tempi del mio soggiorno a Noto, la meravigliosa città barocca che lei, formatasi a Torino, ha scelto in seguito come base stabile della sua vita e della sua attività. Il suo estro creativo unisce follia e geniale sarcasmo, producendo allo stesso tempo donne matte e seriali immagini di sguardi e falli. La sua opera riconcilia con la gioia, declina una spiccata autenticità e rappresenta un riparo dell’anima nei giorni tristi di fine autunno che il nuovo anno ci ha riservato. Il dosaggio dei suoi avverbi, figlio di una vivida intelligenza – “restiamo a casa per sempre” – anticipa un mondo che dopo il Covid-19 non sarà più lo stesso. Qualcuno non ha ancora compreso che la natura, aggredita dall’uomo, dalle sue forzature, dai suoi continui spostamenti, ha restituito gli effetti di questa contaminazione spostando agenti normalmente estranei all’uomo nell’uomo stesso. Ha avvisa l’umanità che ciò che accade non necessariamente sarà un fatto occasionale qualora non avvenga un cambiamento nei comportamenti. C’è una sottile linea di continuità tra Greta Thumberg e il Covid-19, così come la stessa “provocazione” artistica postata su Facebook da Doriana in questi giorni – i “cazzocchi” – risponde all’esigenza di un ritorno alla natura delle cose e alla capacità di seguirne il corso, senza prepotenze e senza pregiudizi.

Michele Mangiafico 

Doriana Pagani, quando l’arte è presagio

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