Dalla Regione sì ai test rapidi sierologici: facciamo chiarezza |

Con un parere trasmesso all’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana, il Comitato tecnico-scientifico per l’emergenza Covid-19 in Sicilia ha dato il via libera da venerdì ai test rapidi e sierologici quale “ausilio alla sierologica classica e ai tamponi rinofaringei”. Gli stessi componenti del Comitato tecnico-scientifico hanno sottolineato l’importanza che questa strada assume nell’indagine sugli asintomatici. Adesso si aspetta un provvedimento attuativo. La Regione Siciliana accoglie, in questo modo, l’invito ad un cambio di direzione nelle politiche pubbliche avanzato nei giorni scorsi anche da Michele Mangiafico, ex vice-presidente del Consiglio comunale di Siracusa. “Non si tratta di sostituire il test molecolare con quello sierologico – aggiunge Mangiafico – ma avvalersi della rapidità e dell’economicità di quello sierologico per monitorare lo stato di immunità della popolazione”. E’ una linea largamente condivisa.

“Il tampone – spiega Domenico Esposito, biologo siracusano e titolare dei Laboratori De.Da. S.r.l. – è un esame diagnostico complesso finalizzato ad individuare la presenza del virus nel materiale biologico prelevato nel naso e nella gola o su campioni prelevati dalle basse vie respiratorie. La sua positività indica un’infezione attiva e la capacità di trasmetterla. Mettendo in campo i test sierologici, la strategia potrebbe essere quella di una sorveglianza allargata della popolazione, con particolare attenzione alla categorie a rischio, in modo da intercettare rapidamente asintomatici o con pochi sintomi e contenere il contagio con il loro isolamento. Il sospetto positivo avrebbe la possibilità di isolarsi e chiedere un approfondimento del suo caso”.

Su questa posizione, altre realtà del territorio della nostra provincia. Anca Lab ha rilanciato sulla propria pagina facebook la posizione dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani, come ci ha fatto notare Andrea Brancato: “Sarebbe grave – sostiene AMCI – dire a qualcuno che non è stato a contatto perché non rileviamo gli anticorpi e diamo una falsa sicurezza. Stiamo verificando che le immunoglobuline di tipo M della fase acuta sono molto transitorie e spesso non si trovano neanche nei primi giorni di infezione. Al contrario, le immunoglobuline di tipo G, che dovrebbero dare l’immunità, in alcuni casi iniziano a comparire già dal settimo/decimo giorno dall’infezione. Chiediamo un protocollo che validi tutti i test, garantendo sicurezza”.

“Si tratta di una opportunità – conclude Elisa Interlandi, Presidente Cidec – Federazione Sanità – che la diagnostica di laboratorio può offrire per tracciare una mappatura di tutta la popolazione e proteggere tutti gli operatori sanitari. Uno screening su doppio livello: da un lato l’individuazione dei soggetti positivi agli anticorpali, con tempistiche e costi ridotti, rintracciando anche gli asintomatici che sono i potenziali diffusori del virus, dall’altro la validazione della positività con i tamponi eseguiti ai positivi. Le immunoglobuline sono un dato indispensabile per minimizzare i contagi e tranquillizzante per quella percentuale di popolazione che potrebbe essere immune”.

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