Dalla medicina veterinaria una cura sperimentale contro il Sars-Cov-2 |

Un medico veterinario, Giacomo Rossi (nella foto a destra), che insegna all’Università di Camerino, ha messo a punto una terapia contro il Sars-Cov-2, partendo da una grave patologia che colpisce il gatto. Secondo Giacomo Rossi, tra il nuovo coronavirus e la cellula cui si lega c’è sempre in mezzo un amminoacido, l’asparagina. Il protocollo di cura messo a punto dal veterinario livornese mira ad eliminare l’asparagina, tagliando il legame tra virus e cellula. Il brevetto è stato depositato negli Stati Uniti, dove alcuni ospedali lo stanno valutando. I primi risultati sono previsti entro un mese. “Non mi sorprende che da queste specie possa arrivare una soluzione – commenta la dottoressa Cristina Aliano (nella foto al centro, in alto), da noi raggiunta per commentare l’evoluzione degli studi –, in quanto il Sars-Cov-2 utilizza i recettori denominati Ace2, simili a quelli dei felini”.

La notizia segue di poche ore l’interrogativo che si era posta la rivista statunitense Wired, considerata la “Bibbia di internet”: “Per quale motivo è stato fatto un test ad una tigre dello zoo del Bronx con tutte le difficoltà che ci sono a sottoporre a test gli statunitensi?”. Le considerazioni della dottoressa Aliano offrono una chiave di lettura, perché ci fanno comprendere quanto i felini possano essere importanti sulla strada per la ricerca di una cura. “Esistono quattro sottogruppi principali – scrive Wired –: alfa, beta, gamma e delta. I gatti non sono in genere sensibili ai beta-coronavirus, come quello che causa l’infezione del Covid-19, il che rende il fatto che Nadia (la tigre dello zoo del Bronx) sia stata infettata particolarmente strano; fornisce inoltre ulteriori prove del fatto che questa malattia a volte è selvaggiamente imprevedibile”. “Idexx, un laboratorio diagnostico veterinario commerciale – scrive sempre Wired – ha sviluppato il proprio test Covid-19 per animali a febbraio e da allora ha testato oltre 5.000 campioni, principalmente cani e gatti, insieme ad alcuni cavalli. (Finora, nessuno dei campioni è tornato positivo per Covid-19)”.

La questione dell’utilizzo di test diagnostici sugli animali in Italia è spinosa e rintraccia comprensibile cautela nelle istituzioni sanitarie nazionali. Venerdì scorso, Umberto Agrimi, direttore del Dipartimento Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), aveva dichiarato: “Nessun test diagnostico per Covid-19 ha avuto una formale validazione per essere utilizzato negli animali. E’ necessaria cautela: non è ragionevole che qualsiasi laboratorio, con qualsiasi sistema non validato, possa emettere una diagnosi che ha un impatto, anche a livello mediatico sulla popolazione, così importante”. Una notizia subito riportata sulla pagina ufficiale del laboratorio di analisi Anca Lab (dal sito è tratta la foto in alto a sinistra), azienda particolarmente attenta nella divulgazione delle notizie scientifiche.

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