Alla presenza di un nutrito pubblico si è svolto sabato 30 marzo al Palazzo della Cultura di Modica il XII “sabato letterario” del Caffè Quasimodo di Modica, nel quadro della Stagione culturale 2018-2019 del circolo culturale modicano.L’appuntamento era dedicato alla presentazione del libro dell’autore rosolinese Piero Meli “Civiltà contadina siciliana tra cielo e terra”.Sono intervenuti il filosofo prof. Carmelo Vigna dell’Università di Venezia Ca’ Foscari e il Presidente del Caffè Letterario Quasimodo prof. Domenico Pisana, ha coordinato l’incontro, con la verve e il garbo che la contraddistinguono, la poetessa Antonella Monaca.Interessanti gli intermezzi musicali a cura del Duo “I Cuntastorie”, formato da Salvatore Raimondo (voce) e dal M° Lino Gatto alla chitarra, che hanno recuperato con sapiente ricerca filologica alcuni canti della tradizione popolare siciliana.Le letture di brani del libro, a cura dell’attore e regista Vittorio Rubino, presidente dell’Associazione culturale “In-scena” di Modica, hanno fornito un breve, ma accattivante, saggio dell’opera dell’autore rosolinese. Uno sguardo nostalgico al passato? Nient’affatto! Una immersione nel “tempo che fu” non fine a sé stessa, ma una ricerca storica ed etno-antropologica di spiccato valore scientifico. E’ questa la cifra con la quale va letta l’opera. Otto anni di studi e ricerche, ci racconta l’autore a conclusione della serata, di interviste ad anziani, di raccolta di proverbi, tradizioni di vita, antichi mestieri, feste religiose, credenze popolari.Non una semplice raccolta, ma uno spaccato di vita raccontato con dovizia di particolari, corredata da una raccolta di foto che illustrano in maniera molto particolareggiata gli usi, i costumi, gli oggetti di uso quotidiano legati alla tradizione contadina e all’economia rurale. E’questa la peculiarità dell’opera! Un eccezionale recupero della memoria, proposto alle giovani generazioni che non conoscono assolutamente questo mondo semplice e genuino, prese come sono dalla fretta di una società consumistica e eccessivamente tecnologica, che sta perdendo il contatto con l’altro e i rapporti amicali e di buon vicinato. Non solo, quindi, recupero del passato e delle proprie radici culturali, ma di una serie di valori che si sono persi strada facendo, a cui bisogna rieducare i giovani.“Attraverso i suoi racconti e le foto che li accompagnano, l’autore mette il lettore a contatto con le dinamiche sociali e simboliche del tessuto sociale, culturale ed economico della civiltà contadina siciliana e rosolinese in particolare, nonché delle tradizioni e feste religiose, cogliendone le connotazioni di ordine psicologico e quelle istituzionali”, afferma Domenico Pisana nella sua introduzione al libro.Una fotografia del passato, si potrebbe dire, con l’obiettivo puntato sugli uomini e sulle donne, i nostri nonni, e i loro modi di parlare, di relazionarsi nei rapporti familiari e sociali, pregare, cantare, lavorare e divertirsi, vivere e morire, recupero della nostra lingua, il dialetto siciliano, che sta via via scomparendo con grande rammarico di coloro i quali hanno a cuore la propria identità culturale.La memoria, come tutte le cose, va nutrita (Primo Levi) è l’epigrafe del libro, e a noi, generazioni del presente e del futuro, il compito di conservarla, perché sono le radici che danno vita alla pianta, senza rinnegare, ovviamente, l’inevitabile evoluzione socio-culturale e le conquiste economico-giuridiche del mondo moderno.Ed è proprio questa testimonianza appassionata che Piero Meli, insegnante in pensione e cultore di storia e cultura etnografica, ha voluto lasciare ai giovani Siciliani col suo libro e con gli incontri in corso di realizzazione che coinvolgono le scolaresche di Rosolini e delle cittadine viciniori.Vincenzogiuseppe Perricone

Civiltà contadina siciliana, nel passato le nostre radici

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