Cani e gatti le (vere) vittime. La Cina (da ieri) li dichiara non commestibili |

“Gatti e cani (tralasciamo i bovini perché non c’è alcuna evidenza scientifica) ancora una volta sono vittime, l’uomo purtroppo può contagiare gli animali da compagnia ma non c’è possibilità di contagio interspecifico e viceversa. Abbiamo avuto dei soggetti ricoverati, i cui proprietari sono positivi, ma non siamo supportati da strumenti adeguati alla diagnosi”. A parlare, come un fiume in piena, è Cristina Aliano, 33 anni il prossimo 18 aprile, medico veterinario specializzato in dermatologia, impegnata su più fronti, da Roma a Siracusa, nel coltivare con dedizione e competenza la propria professione. Da lei apprendiamo i risultati di un recentissimo studio cinese, pubblicato mercoledì su “Science”.

“Si tratta di una indagine realizzata dalle principali istituzioni scientifiche in materia della Repubblica popolare cinese e che ha visto la collaborazione di ventuno ricercatori – ci spiega Cristina Aliano –. Le evidenze emerse dimostrano una elevata suscettibilità dei gatti e dei furetti al Sars-Cov2. I gatti sono sensibili all’infezione nell’aria. Di contro, il virus si replica male nei cani, nei maiali, nei polli e nelle anatre”. “Gli animali non sono la causa del manifestarsi delle pandemie – continua la dottoressa Aliano – ma sono le vittime, i vinti! L’unico responsabile è l’uomo. Alla fine del tunnel, non credo che tutto tornerà come prima, piuttosto siamo chiamati a convivere con queste nuove influenze, per le quali verrà trovato un vaccino, con grande soddisfazione delle case farmaceutiche”.

Il cipiglio e l’autenticità di questa giovane e preparata professionista, nel tardo pomeriggio di questa primavera inoltrata, ci ha incuriosito e ci ha fornito nuovi spunti sul tema del contagio tra uomo e animale: “Il Coronavirus è un virus che noi medici veterinari – conclude Cristina Aliano – conosciamo molto bene, responsabile di malattie infettive nel gatto come la FIP (la peritonite infettiva felina), con la quale facciamo i conti giornalmente nella nostra pratica clinica e che purtroppo non trova una reale cura! Come si può dunque pretendere di trovarla adesso, ammesso che abbia “spontaneamente” mutato il suo genoma?”. Cade pesante sul nostro desiderio di comprendere, l’ultimo provocatorio interrogativo di Cristina, mentre in queste ore le agenzie battono una nuova notizia, riportata sulla pagina ufficiale del Laboratorio di analisi veterinarie Anca Lab, sempre particolarmente attento agli approfondimenti scientifici, che fa il paio con la testimonianza appena ascoltata.

Il Ministero dell’Agricoltura cinese ha escluso per la prima volta cani e gatti dall’elenco ufficiale di animali commestibili. La loro carne, quindi, che oggi è consumata da una minoranza di cinesi, non si potrà più mangiare. Secondo la Humane Society International, sono dieci milioni i cani uccisi ogni anno in Cina. Migliaia di questi animali vengono macellati durante la festa della carne di cane di Yulin, in condizioni ritenute crudeli dai difensori degli animali. A ciò va ad aggiungersi, ieri, il video con cui Matteo Cupi (Animal Equality) ha annunciato che anche l’Onu ha preso una posizione ufficiale sui “wet market”, confermandone la pericolosità. “Forse questa pandemia – chiosa Andrea Brancato sulla pagina facebook di Anca Lab – determinerà veramente un cambiamento positivo negli usi e costumi subiti da molte specie animali, speriamo”.

Cani e gatti le (vere) vittime. La Cina (da ieri) li dichiara non commestibili |

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